Ti conosco in 73 minuti

Nella giornata di neve più allarmante degli ultimi anni, il pomeriggio dell’1 marzo salgo su quel Freccia in una Milano Centrale innevata e splendente. Il viaggio è segnato dalla sciagura sin da quando mi siedo nel 18C carrozza 8, l’unica in cui non funzionano riscaldamento né luce. Tutti quelli a cui erano stati assegnati i posti in quella carrozza, vengono spostati nella 7. Mi sistemo accanto alla finestra nei posti a quattro. “Menomale che ci hanno spostato dalla carrozza frigorifero” sento dire al ragazzo che si siede di fianco a me. La ragazza Y di fronte a lui ride. La ragazza X di fronte a me è impegnata al computer, ma vedo che ci guarda.

Così inizia tutto. “Non ho neanche un libro” mi dice lui, “Tieni questo, tanto io sto leggendo Lolita” gli rispondo porgendogli Atti osceni in luogo privato. “Ma tu hai solo che parlano di sessualità?” chiede la ragazza Y. Io rido, è una coincidenza.

È ovvio ormai che il treno accumula sempre più ritardo per la neve, per un guasto alla carrozza 8, per Dio sa cosa. Ma nei posti a quattro della 7 ha preso luogo un dibattito esistenziale sulla vita. Ragazza Y è anticonformista, “Mi oppongo ad un canone che mi viene imposto, fondamentalmente non mi importa di quello che pensa le gente di me e io sono contenta così”. Ragazza X ribatte “Tu sei forte, io invece provo ad assomigliare a quello che la società vuole. Mi adagio sugli allori”. “Allora spiegami perché ti metti i tacchi, tutto ciò a cui servono è provocare mini fratture ai piedi. Senza contare il danno alla schiena”. Il ragazzo interviene “Le ragazze con i tacchi sono più fighe”. Io mi oppongo “Ma quando si tolgono i tacchi, ti piacciono ancora?”

Si parla di architettura e dell’ambiguità del falso storico; degli iphone che cadono a pezzi ma noi non vogliamo cambiarli, siamo masochiste e ci piace il rischio di non vederli funzionare; di quanto stia andando di moda la barba lunga negli uomini.

Ormai siamo a Faenza, ancora poco tempo e la ragazza X ed io dobbiamo scendere. La poetessa repressa che è in me decide di cogliere l’attimo. “Non sappiamo neanche come ci chiamiamo. Ma non diciamocelo. Cerchiamo di indovinare. Dobbiamo lasciarci senza conoscere i nostri nomi”. Così inizia la vendita all’asta. Tu sei una Marika, tu una Laura. Chi offre di più? Mattia. Tu sei Mattia. Poi il ragazzo rovina tutto. “Ma tu sei Giada, c’è scritto nella dedica che l’autore ti ha lasciato in Atti osceni in luogo privato”. “Che deficiente, hai ragione. Allora dobbiamo svelare tutti i nomi. Ormai l’incantesimo si è rotto”.

Si scoprono le carte. Ragazza Y è Francesca di Ancona, ribelle nell’animo ed esce struccata anche il sabato sera, non gliene frega niente. Ragazza X è Chiara di Gabicce, non potrebbe mai stare con un uomo più giovane e non riesce a non farsi la ceretta. Il ragazzo è Gianmarco di San Benedetto del Tronto, giovane viaggiatore dell’Australia e mi ha costretto a spoilerargli tutta la prima stagione di Tredici.

Arriviamo a con 73 minuti di ritardo, per cui vinco la scommessa che avevamo fatto. Secondo Gianmarco saremmo giunti a con 75 minuti di ritardo, 78 per la più pessimista Chiara; Francesca è sempre ottimista, aveva sperato in 65 minuti.

Scendiamo e ci salutiamo. Ciao, buona vita, in bocca al lupo. Ci siamo fatti confidenze che non faremmo ai nostri perché “tanto non ci rivedremo mai più”. Li ho cercati su e ho trovato Gianmarco ma non lo aggiungo, non posso. Romperei la specialità del momento, la sua poetica andrebbe in frantumi, sarebbe banale.

Allora Giada, Chiara, Francesca e Gianmarco rimangono nella carrozza 7 del Freccia Bianca 8832 nel giorno più nevoso del terzo millennio.

freccia bianca

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