NOI ROMAGNOLI A VOLTE SEMBRIAMO PROPRIO USCITI DALLE NEBBIE DEL FILM DI FELLINI!

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NOI A VOLTE SEMBRIAMO PROPRIO USCITI DALLE NEBBIE DEL FILM DI !

 

 

Avete presente il nonno di Amarcord quando emerge dalla e pronuncia la mitica frase: “Oscia, ma se questo è l’Inferno… te cul!”?

Ebbene stamattina mi trovavo ai Portici delle Celle, dove c’è la Coop per intenderci, quando mi è passato davanti un vecchietto con il cappello vecchio stile proprio come il nonno di Amarcord che ha esclamato: “Mo chi è quel cl’ha fàt chi scarabocc in te mur?!” riferendosi ai con cui le torri dei portici sono state decorate. Premetto, per chi non li ha visti che si tratta di dipinti che rappresentano di , un bambino che gioca con paletta e secchiello, il … : )

Ecco proprio il Grand Hotel mi ha fatto pensare a Fellini e ai suoi personaggi romagnoli così ben caratterizzati cui questo signore anziano sembrava fare parte e come lui tanti altri, un po’ tutti noi.

 

Siamo troppo forti, basta sentirci parlare con quella esse che non ha eguali in e che difatti viene chiamata “esse romagnola” e che talvolta pare indecisa se rimanere esse o tramutarsi in zeta, per fare sorridere. Siamo buoni e stiamo bene con tutto come la nostra piadina, simpatici e accoglienti. Siamo la Gradisca, laddove “Gradisca” è la metafora che ci rappresenta. Siamo lavoratori instancabili e anche un po’ blateroni come il babbo di Titta; sanguigni come il nostro Sangiovese e la nostra Cagnina.

 

Siamo quelli che odiano Rimini o la criticano quando ci vivono e poi quando sono altrove o non ci vivono più la portano nel e si stimano di essere .

 

Siamo schietti, umili, ma orgogliosi. Non ci offendiamo se ci prendono bonariamente in giro perché siamo noi i primi a farlo e ci piace essere la “macchietta” della situazione. Siamo “E sburoun” che trovi al bar; l’amico che risponde “Così veh…” o “A la fasem andé!”; il pataca della compagnia; il vecchietto per strada che proclama “Va là che ai miei tempi!” o quello che legge il giornale e si chiede “Sel cl’è la movida?”; la nonnina che va a raccogliere le uova lì per lì per farti la frittata con la piadina come merenda; il salumiere che ti butta giù sempre mezz’etto in più di quello che hai chiesto; il negoziante che ti chiama per nome; il sindaco che alla Publiphono esclama: “Vivere a Rimini è una figata!”, ma soprattutto il Birro, colui che il passaggio di una bella donna non può far meno di accompagnarlo con il suo: “Oscia…!” languidamente sussurrato.

Non c’è nessun uomo come il romagnolo che sappia far sentire bella e desiderata una donna. Il maschio romagnolo, quando gli scatta il desiderio, s’avvicina alla sua preda con occhio rapace e mentre tenta di ghermirla le dice a denti stretti: “A faz tott un tridell!”. Il più timido, magari alle prime armi, potrà esclamare: “At magn!”, mentre il più sensibile e magari impressionabile: “Fata roba!” sgranando gli occhi con l’acquolina in bocca come davanti ad un buon piatto di strozzapreti o cappelletti, ma il romagnolo vero non rifiuterà mai né l’uno né l’altra ; ) sia che faccia d’antipasto sia che faccia da dessert. : )

 

E quando alla fine dei suoi giorni verrà chiamato a rispondere dei due vizi capitali di cui si è probabilmente macchiato in vita, gola e lussuria, di fronte al Giudice Supremo che gli spalancherà le porte degli inferi, egli risponderà in maniera eloquente con lo stesso gesto e le stesse parole del nonno di Amarcord: ‘te cul!

 

 amarcord di fellini

 

 

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