PORTIAMO I NOSTRI FIGLI ALLO STADIO INVECE DI LASCIARLI DAVANTI AI VIDEOGIOCHI!

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PORTIAMO I NOSTRI FIGLI ALLO INVECE DI LASCIARLI DAVANTI AI VIDEOGIOCHI!

, la mia prima volta allo stadio. Era una partita speciale e non potevo mancare. Come me l’hanno pensato in tanti, visto che eravamo in tremila a vedere la partita del Rimini al Neri. Ho visto un sacco di facce conosciute, , che non vedevo da anni… è stato bello.

Io ci ho portato mio figlio, anche per lui era la prima volta. Ero contenta ed emozionata: ha quattordici anni ed è in quell’età in cui non ha più voglia di fare niente con me, non ha più voglia di fare niente in generale.

Passa le sue giornate attaccato alla Playstation o al cellulare e per me è stato motivo di soddisfazione riuscire a staccarlo da quegli aggeggi elettronici che ci rubano la vita, almeno per tre ore.

Siamo andati a piedi allo stadio, dal borgo San Giuliano una mezzora di piacevole passeggiata, tutta dritta. Così tra l’andata e il ritorno abbiamo perso un’ora in più e abbiamo fatto un po’ di sana attività fisica. Al ritorno un buon gelato per merenda, per chiudere in bellezza la giornata.

Mio figlio non era molto entusiasta di venire, ho dovuto insistere un po’, convincerlo… abituato dal padre a seguire l’Inter, gli sembrava una robetta da niente venire a vedere il Rimini… “Ma in che serie è? Ma dai!” con quell’aria di sufficienza tipica dei ragazzini. Invece…

Tre goal dei nostri, due degli avversari, uno meglio dell’altro. “Uau! Che goal!” “Oh, ma questa è roba da serie A” “Che goal! Neanche in serie A fanno dei goal così!” sono stati alcuni dei suoi commenti durante la partita. E il mio si allargava sempre di più. Per tanti motivi. Il primo è che non vedevo mio figlio entusiasmarsi un po’ per qualcosa che non fosse un videogioco da alcuni anni ormai.

Il secondo è, come ho già detto, che erano almeno un paio d’anni che non facevamo più niente insieme, a parte le vacanze e andare a mangiare fuori o un cinema quelle rare volte: a quest’età non hanno più voglia di stare coi genitori, soprattutto con le mamme.

Il terzo e più piacevole motivo del mio sorriso di pura beatitudine è stato scoprire che  è piaciuto anche a me, essere lì allo stadio a vedere la partita dal vivo della nostra squadra cittadina. Mi sono emozionata. Mi sono sentita coinvolta, partecipe.

È stato bello. Non immaginavo potesse essere così… emozionante.

L’unica esperienza calcistica che avevo avuto sinora era stata seguire alla televisione le partite dell’ ai Mondiali con gli uomini della mia famiglia. Anche mio figlio l’Inter finora l’ha seguito solo in televisione, bene spesso al bar. Ma essere lì allo stadio assieme a tanti altri – devo dire tante donne e bambini, tante famiglie – a condividere un’emozione, ti fa sentire partecipe di qualcosa di più grande di una partita di , ti fa sentire parte di una comunità.

Il tifo garbato della tribuna centrale attorno a fatto soprattutto d’applausi (sì qualche espressione colorita ogni tanto è scappata, ma fa parte del gioco) e quello più caloroso, divertente e pieno d’entusiasmo della curva est, mi ha dimostrato che “un altro calcio è possibile” ed è bello viverlo, per tutti.

È stato bello esserci.

Che dici figlio, ci torniamo ancora? Sì. : )

Noi ci saremo. E voi?

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