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Setacciamo la meraviglia in giro per il mondo

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Cos’è Pangea? Pangea significa tutta (pan) terra (gea). Pangea è il termine usato dai geologi per raccontare il mondo prima di oggi, prima dei continenti e della loro deriva, della loro migrazione. All’origine della Terra, la terra era tutta una, un pugno di pietra circondato dalle acque. Si poteva andare a piedi dai poli all’Equatore, da Babilonia a Città del Messico.

La geologia ci serve per fondare la metafora. Pangea è un viaggio. Se vi imbarcate in Pangea potrete scoprire di cosa si parla, ora, all’ombra del Big Ben e della Torre Eiffel, capirete come la pensa un abitante di Washington DC e uno di Tokyo, cosa si legge a Bombay e quali sono i poeti più importanti di Auckland, Nuova Zelanda. Scoprirete quali italiani espongono in Francia, ascolterete la voce di una ragazza di Buenos Aires che racconta il suo viaggio a Rimini, a Bologna, a Firenze.

Viaggiare su Pangea è semplice: basta lasciarsi andare alle correnti della curiosità.

Tutti i giorni, in lingua italiana, diamo le notizie culturali più importanti, più accattivanti, del resto del pianeta. Sarà, per tutti, un modo per essere autorevoli e competenti ‘cittadini del mondo’. Attenzione, però: la nostra non è una rivista accademica. Non pubblichiamo saggi, diamo suggestioni; non vogliamo una cattedra universitaria, viaggiamo su un vascello da corsari, assisi sull’albero di maestra a contemplare l’isola di , l’isola dei tesori. Per questo il sottotitolo di Pangea è Rivista avventuriera di &idee. Per noi, la cultura è una – per noi, l’uomo è una creatura che, avventatamente, con fame, si getta all’, per misurare se stesso, per migliorare la vita degli altri.

Pangea, nelle sue migliori intenzioni, corrisponde all’anima dell’Occidente. Che cos’è l’Occidente? Una postura. L’uomo occidentale – che vive il tramonto, cioè percepisce la fatua vacuità di tutte le cose – è un uomo che cerca. Cerca se stesso, intanto. Per questo scrive, testimoniando i suoi dubbi e la sua esistenza, la sua gloria e la sua condanna. Per questo legge, cercando di precisare i confini di se stesso nelle parole degli altri. Per questo viaggia, con la mente e con il corpo. L’uomo occidentale è tentato da tutto ciò che lo circonda: non si accontenta della banalità della geometria euclidea, della superficie delle cose, delle cose così come sono perché così devono essere. Vince i limiti, supera i confini, rompe le gabbie. L’uomo occidentale è sempre in movimento.

Ma c’è qualcosa di ancora più profondo che distingue l’uomo occidentale, che abbiamo scordato. L’uomo occidentale impegna tutto il suo genio per creare una cosa bella. Non utile. Bella. Semplicemente bella. E la dona agli altri. Che senso hanno, altrimenti, le cattedrali, i quadri di e di , la Divina commedia e e ? Che senso ha tutto ciò a cui diamo nome Occidente? L’uomo occidentale rischia tutto per una impresa perduta, perché prima della convenienza e del possibile guadagno conta l’idea, conta il rischio in sé, supremo passaporto per l’eternità. L’uomo occidentale è sempre al di là di se stesso, sempre si esprime raffigurandosi in qualcosa di bello, anzi, di indimenticabile.

Chi siamo noi? Noi setacciamo la meraviglia in giro per il pianeta. Seguiteci.

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