MAI PIÙ ULTIMI

Cammina lungo le strade immobili e silenziose. Il è l’unico elemento di che fa muovere buste di plastica in spirali verticali. cammina in uno di questi vortici privi di vita ed una cartaccia gli si attacca alla suola della scarpe consumate. Calcia via il pezzo di plastica. Prosegue.

Corso d’Augusto è grigio e lugubre. L’insegna della gelateria ‘La Scintilla’ è bucata in certi punti, sbiadita in altri. I tavolini fuori dal Pascucci ospitano tazzine macchiate di caffè secco, i cucchiaini sono ricoperti di una schiuma non più vaporosa. Un bicchiere di vetro è spaccato a ed il vento lo fa rotolare di fianco ai piedi di Sudan. Lui alza il cappuccio grigio per ripararsi dal vento e continua a camminare.

non è più viva, non è più niente. Il tempietto di Sant’Antonio ha il tetto crollato, è circondato da macerie e carte. Lì dove avvenne il miracolo di Sant’Antonio secoli prima, ora si erge una tomba di miseria. Sulla destra, la Mondadori. Tutti quei libri che leggeva, tutte quelle storie che viveva. I commessi gli avevano consigliato Roth, Faulkner, Hawthorne, talvolta qualcosa di contemporaneo come Palahniuk. Alza da terra una pagina strappata da un libro, bruciata intorno ai bordi. L’interno del negozio è stravolto, il pavimento neanche si vede per via di tutti i libri che lo ricoprono. Uno spreco di storie, uno spreco di vite.

Sudan procede lungo il corso. Il negozio degli abiti da sposa dove la madre e la sorella si fermavano sempre. La vetrina era attraente, come lo erano tutti gli abiti esposti. La sorella preferiva un taglio a sirena, la madre un modello classico con la gonna ampia. Era più da principessa, come si era voluta sentire lei il giorno del matrimonio. Ora, ciò che rimaneva sul pavimento sporco erano veli bianchi e tessuti calpestati.

L’arco d’Augusto si erge . Si staglia contro il cielo grigio. Sudan non ricorda più il cielo azzurro sotto il quale ascoltava i Linkin Park. Il ritrovo con gli era per le 16 e lui li aspettava sempre per una decina di minuti. Erano un gruppo di ritardatari, allora lui si sedeva sulla panchina e osservava le badanti che parlavano in russo e gli scolari che urlavano, inneggiando alla vita.

Non c’è più a cui inneggiare, niente fa più gioire. Tutto è triste, Sudan ormai sguazza nello schifo. Aspetta con ansia il momento in cui anche lui verrà strappato dalla vita. È troppo doloroso vivere in un , i ricordi lo perseguitano come faceva lo spirito di Catherine con Heathcliff in Cime Tempestose. Almeno lui aveva un unico incubo, Sudan è inseguito dall’umanità intera.

Si siede sulla solita panchina su cui aspettava Francesco e Simone, i migliori amici. La sua compagna di banco Marina, la zia Luisa. La professoressa Zavoli ed il professor Cardini. Il suo idolo Cassius Clay, l’attore preferito Leonardo di Caprio. Tutto è vacuo, niente è vero.

Non è facile essere l’ultimo uomo rimasto sulla Terra.

In onore di Sudan, l’ultimo esemplare di settentrionale maschio morto il 20 marzo 2018. Forse l’uomo un giorno si ricorderà delle atrocità che ha commesso per soldi e supremazia. Mi auguro che quando arriverà quel momento, non sarà troppo tardi.

Giada Franco

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