Lotto marzo – Nirvana (Gabriele Salvatores)

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Clara deve andare al corso di filosofia orientale. Martina ha la lezione di guida. Ottavia deve finire di scrivere il reportage.
Non sono mai andata al cinema da sola. Mi vergogno, non mi annoio. Sono stanca della società che influisce su di me e su quello che voglio o posso fare. Schivando i “stai attenta” e “è pericoloso”, decido di celebrare me stessa per quello che sono: una donna.
Dopo ore di approfondimenti del Re Edipo di Sofocle, mi libero dalle briglie della classicità. Faccio quello che in Cisgiordania od in Messico è talvolta inconcepibile. Per quaranta minuti, mi comporto da turista nella mia casa di ormai quattro anni e mezzo. I Navigli oggi sono stranamente romantici, Porta Genova assomiglia al porto di Genova, via Tortona è troppo piccola per il via vai che riesce ad ospitare. Intravedo scorci dei deserti dell’Almeria nei graffiti dietro a Via Solari.
Sotto le note di Wonderwall degli Oasis, svuoto la testa fino al bar pasticceria San Carlo. Venticinquenni in giacca e cravatta si mescolano a donne di mezz’età ben curate che assaporano Spritz sgranocchiando carote. Mi viene servito un crodino in un bicchiere che potrebbe essere di cristallo, se non fosse per i graffi sui bordi. Assaggio pizzette e patatine mentre mi si avvicina una donna dal visto spigoloso e dagli occhi azzurri incisivi.
“Hai paura di esagerare con quel crodino?”
“Sono qua solo per ingannare il tempo”
Le racconto che sto aspettando le 20.00, inizia la proiezione di Nirvana introdotta e conclusa da un dibattito con il regista del film, Gabriele Salvatores.
“E tu sei venuta qui da sola unicamente per fare ciò che ami?”
“Certo”. Con tristezza, noto che la gente non dovrebbe essere sorpresa di una ragazza che vuole andare al cinema da sola. Ma lo è.
“Fai bene, coltiva la tua passione. Odio la gente che sguazza nel suo vittimismo”
“Per questo oggi conosco Salvatores, festeggio l’8 marzo”
“Festeggi te stessa. Piacere, Roberta”
“Giada”
Ci salutiamo con una stretta di mano.
“Alla prossima”. Io pago quasi 10 euro per l’analcolico biondo e un bicchiere d’acqua. Mentre leggo Faletti, aspetto che apra il Cineteatro San Carlo dietro l’angolo.
Entro, mi siedo di fianco all’uscita. Sarò anche una donna indipendente, ma lo sciopero dei mezzi mette alla prova tutta la mia autonomia. Non posso uscire troppo tardi.
Guardo due posti alla mia sinistra e lo vedo. Gabriele Salvatores è seduto di fianco a me. Signor Salvatores, vorrei solo dirle che ha girato il film italiano più bello degli ultimi anni. Io non ho paura mi ha cambiato la vita. Non glielo dirò mai. La mente tende verso di lui, il scalpita per alzare il corpo dalla poltrona. Ma le gambe non mi alzano, i piedi non mi muovono.
Così, in tensione per essere così vicina a Salvatores, guardo Nirvana. Un film di fantascienza italiano del 1998, nulla può essere più azzardato ed per celebrare me stessa, la me donna. Giada Franco, studentessa di 22 anni che va a vedere un film del regista preferito da sola semplicemente perché può. Lo fa in onore di quelle donne che 70 anni fa non potevano farlo né a Milano, né a Bari. Lo fa per quelle donne che neanche oggi possono farlo se non in compagnia di altre donne ed in specifiche ore del giorno. Lo fa perché è sull’orlo di un burrone, che è l’inizio della sua vita e se non prende dei piccoli passi, banali ma importanti, non potrà mai essere libera davvero.

Un pensiero su “Lotto marzo – Nirvana (Gabriele Salvatores)


  1. Fai bene a fare quello che ti va di fare senza dover dipendere dagli altri, ma non si può ignorare che oggi per una donna uscire di notte è più pericoloso di ieri, mentre secondo me rimane “sconveniente” come nei tempi andati.
    Perché se una donna entra in un locale pubblico da sola, c’è sempre qualcuno che pensa “Questa qui è in cerca… ” e il rischio di essere importunate è molto alto.
    Ma forse tra voi giovani c’è una percezione diversa…

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