I lati oscuri del Giappone

Negli ultimi anni, la Terra del Sol Levante è diventata una delle mete più ambite per gli amanti di viaggi, grazie alle sue tradizioni, i suoi paesaggi e alle tendenze che girano attorno al mondo degli anime e manga. Anche io, dopo un tour di due settimane attraverso il , sono rimasta affascinata da questa terra, tanto da prendere in considerazione l’idea di trasferirmici per insegnare inglese dopo aver concluso il mio Master in Inghilterra. Infatti, esistono molte agenzie che coprono parte delle spese di affitto, visto e viaggio per chi decide di intraprendere questo percorso.

Tuttavia, dopo aver parlato con chi ha vissuto direttamente questa esperienza ed essermi documentata sullo stile di , ci sono stati alcuni elementi che mi hanno fatto desistere dal compire questa scelta. Vivere in Giappone è molto diverso dal farci una vacanza. Esistono certi aspetti della cultura e della società di questo Paese che rimangono nascosti ai visitatori occasionali.

lati oscuri del giappone

Forse il più noto fra questi sono gli intensi orari di lavoro. È risaputo che i giapponesi crescono nel rispetto delle regole e dei propri doveri. Tuttavia, in ambito scolastico e lavorativo questa tendenza allo stacanovismo può portare a conseguenze estreme. Essendo il Giappone uno dei Paesi al mondo con il più basso tasso di nascite, i genitori puntano tantissimo sul futuro dei propri figli. Fin dalla scuola materna, si cerca di inserirli nelle migliori istituzioni, in modo da assicurargli la migliore formazione possibile. Fino a qui, tutto sembrerebbe normale. Tuttavia, i bambini, fino dalle elementari, sono costretti a sopportare orari scolastici assurdi. Non solo sono iscritti alle scuole dell’obbligo, ma la maggior parte frequenta anche scuole private serali. In questo modo, i bambini sono costretti a passare tutta la giornata fra le mura scolastiche e, una volta tornati a casa la sera tardi, hanno comunque i compiti da portare a termine. Inoltre, per essere ammessi alle scuole superiori, gli studenti devono passare difficilissimi test, per i quali iniziano a prepararsi mesi e mesi in anticipo.

Ben noti sono i casi di suicidio giovanile fra studenti che non sono riusciti a reggere lo stress o non hanno passato l’esame. Sentendosi un fallimento per la propria famiglia, preferiscono togliersi la vita che passare da incapaci agli occhi dei propri genitori. Forse meno conosciuti, ma altrettanto sconvolgenti, sono i casi di bullismo ed omicidi fra minorenni. , infatti, per certi versi è molto più estremo rispetto a quello che troviamo in occidente. Una delle tecniche più note è quella di fare trovare dei crisantemi, il fiore dei morti, nell’armadietto o sul banco della vittima. Tuttavia, chi è preso di mira, non solo è isolato dai compagni, ma vi è una sorta di omertà anche da parte degli insegnanti e dei genitori degli altri alunni. L’accanimento nei confronti di uno studente, infatti, è una sorta di metodo attraverso il quale scaricare le tensioni che si vengono a creare nell’ambiente scolastico. Ancora più sconvolgenti sono gli omicidi perpetuati dai giovani. Uno dei casi più noti è quello del serial killer minorenne denominato “” (in quanto in Giappone è vietato svelare ai media l’identità di minorenni coinvolti in crimini), che nel 1997 uccise e decapitò un bambino di 10 anni ed un ragazzo di 14. Tentando di replicare la serie di omicidi del famoso killer californiano Zodiac, inviò una lettera alla polizia spiegando come solo la violenza lo liberasse dalla pena inflittagli dal sistema scolastico giapponese che aveva fatto di lui “una persona invisibile”.

Tuttavia, le pressioni sociali non fanno che aumentare una volta entrati nel mondo del lavoro. Si è stimato che i giapponesi lavorano in media dodici ore giornaliere, sei giorni settimana. Non solo. È considerata buona norma farsi trovare sul posto di lavoro almeno mezz’ora prima dell’orario previsto e non tornare a casa finché il superiore non se ne va, anche se si sono portate a termine le proprie mansioni. Proprio a causa dei ritmi di lavoro intensi, in Giappone è vietato parlare al telefono in o sui treni. In questi luoghi, infatti, i lavoratori possono concedersi un pisolino. Addirittura, prendersi una pausa per dormire in ufficio è considerato ammirevole, in quanto è segno della fatica e degli sforzi del lavoratore.

Questo stile di vita dedicato al dovere, ha portato a gravi conseguenze sociali. Negli ultimi anni sono sempre più diffusi i casi di , ovvero di persone che si isolano dal mondo esterno passando anni senza lasciare la propria stanza. Inoltre, gli intensi orari lavorativi lasciano poco spazio alla vita personale ed al divertimento. Solitamente, le uniche opportunità di svago sono le cene dopo il lavoro, nelle quali i dipendenti sfogano il proprio stress nell’alcol. In una società così rinchiusa nelle norme sociali e nel rispetto delle gerarchie, inoltre, è difficile creare rapporti intrapersonali. Ad esempio, il , un gioco d’azzardo tipicamente giapponese, diventa un elemento di aggregazione. Anche se ogni giocatore è isolato davanti alla propria macchinetta, si sente però parte di una comunità.

Tutto ciò va anche a discapito dei rapporti di coppia. Molti lavoratori sentono di non avere abbastanza tempo da dedicare ad una relazione, perciò preferiscono le così dette “i”. Inoltre, nonostante il Giappone sia uno dei paesi più sviluppati al mondo, persiste un certo sessismo. La donna deve dedicarsi alla casa ed ai figli. Perciò chi sceglie la carriera, spesso deve rinunciare al matrimonio. Tutto ciò va a discapito dell’aumento delle nascite. Tra l’altro, avendo il marito poco tempo da dedicare alla famiglia, è pratica comunemente accettata avere, sia da parte di lui che da parte di lei, degli amanti. Questo spiega la diffusione die così detti “”.

Infine, il Giappone è un Paese molto nazionalistico. Attenzione, non si tratta di razzismo. Tuttavia, a causa delle politiche di isolamento mantenute per secoli da parte del governo, la Terra del Sol Levante ha conosciuto un tasso minimo di immigrazione. Le politiche sociali di integrazione sono dunque arretrate rispetto a quelle occidentali. Per esempio, se si sposa un/a giapponese, si può ottenere la cittadinanza, ma tuttavia si sarà sempre considerati gaijin, ovvero stranieri. Esistono nipoti e pronipoti di coreani trasferitesi in Giappone generazioni addietro che non vengono riconosciuti come giapponesi, nonostante siano nati e cresciuti nel Paese. Insomma, per essere Giapponese bisogna dimostrare che l’albero genealogico sia dalla parte del padre che della madre sia puramente nipponico.

Nonostante gli aspetti negativi sopra citati, il Giappone rimane un luogo splendido. Inoltre, qua si parla di generalizzazioni. Non significa che tutti i giapponesi siano ossessionati dal lavoro, chiusi in sé stessi, o . Anzi, quando ho visitato il questo Paese ho incontrato molte persone gentili e disponibili nei miei confronti. Tuttavia, per esperienza personale, mi sembra giusto avere una conoscenza approfondita del posto in cui si ha in progetto di trasferirsi, in modo da poter bilanciare gli aspetti positivi e quelli negativi, non rimanendo delusi della propria scelta ed essendo pronti ad affrontare possibili differenze culturali.

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