LA PRINCIPESSA NELLA TORRE D’AVORIO – SECONDA PARTE

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LA PRINCIPESSA NELLA TORRE D’AVORIO

 

SECONDA PARTE 

 

Un bel giorno passo di lì per caso un ramingo. Egli non sapeva che in quella torre liscia e splendente stava rinchiusa una bella principessa e si appoggiò alla torre per riposarsi dal lungo viaggio e ristorarsi. L’uomo che non aveva ed era abituato a parlare da solo, stava chiacchierando con un uccellino che beccava le briciole del suo  pane. La Principessa all’udire di quella voce profonda e ben modulata, si affacciò alla finestra e guardò giù curiosa. Stranamente, nonostante l’uomo parlasse con tono normale, la sua voce giungeva fino a lei in cima all’alta torre e le sue parole le arrivarono al cuore. “O uccellino come sei fortunato a poter volare…” diceva l’uomo con un pizzico di rimpianto cui si aggiunse quello della principessa affacciata molti metri sopra di lui: “Già, cosa darei per poter volare via come lui, finalmente libera… e poter arrivare a scoprire cosa nasconde l’orizzonte…” gli fece eco sospirando contemplando il cielo rapita.

L’uomo alzò gli occhi sorpreso, cercando di capire chi aveva parlato, a chi appartenesse quella soave voce che aveva dato una continuazione ai suoi pensieri. Incredibile, anche lui nonostante la distanza udiva distintamente le parole della principessa! Si alzò e le rivolse la domanda: “Chi sei?”.  Aveva il sole davanti agli occhi e non riusciva a vederla. Si schermì con la mano. Un attimo prima,  il sole era rimbalzato dai suoi occhi a quelli della principessa, la quale pensò all’istante che non aveva mai visto degli occhi così belli “Sono color del petrolio… scuri, ma con tutte le sfumature dell’arcobaleno… dentro ci può stare di tutto…”: aveva appena visto la sua anima, lo aveva riconosciuto.

La Principessa pensò “Davvero quest’uomo non sa chi sono? Non conosce la mia storia che si è sparsa per tutto il regno e anche oltre?” e a lui: “Sono una povera principessa condannata a restare rinchiusa in questa torre d’avorio difficilmente espugnabile, fin quando un principe non riuscirà a raggiungermi e a liberarmi, cosicché assieme a me avrà in dono tutto il mio regno”.

L’uomo pensò all’istante “Una donna oggetto” e poi, dopo averle chiesto con una certa intuizione quasi scontata: “Così tu saresti merce di scambio?”, disse tra sé “Questa qui è messa peggio di me”.

“Così vuole mio padre il Re. Il regno può passare solo di uomo in uomo e siccome sono figlia unica debbo per forza sposarmi, ma non ho ancora trovato quello che mi abbia fatto venire voglia di farlo. È un passo importante, non si può farlo con chiunque. Colui che sceglierò regnerà non solo sul mio cuore, ma anche su tutta la nostra gente”.

“Mi sembra di capire che tu non sceglierai nessuno. Ma sarà lui a scegliere te” disse lui con un velo d’ironia e lei sconsolata: “Già, proprio quello che non vorrei… lasciare che mi scelgano. Io voglio scegliere. E non voglio sentirmi una donna oggetto”. L’uomo venuto per caso ad appoggiarsi sotto la torre, così almeno credeva lui, pensò una cosa “Ma questa qui mi legge nel pensiero?” e ne disse un’altra: “Mi dispiace Principessa, ma non so come aiutarti. Io non sono un principe, in realtà non so nemmeno chi sono, non ricordo nulla del mio passato se non che vago ramingo di paese in paese, cercando solo… di sopravvivere. Ma di una cosa sono sicuro, non voglio un regno.”

La Principessa pensò che nemmeno lei lo aveva voluto un regno, ma il destino aveva deciso che lei portasse una corona sulla testa e non poteva farci niente. Era un peso, ma qualcuno doveva pur portarlo. E chi se non una donna?

“Sei il primo che mi dice che non vuole il mio regno” e nel frattempo pensò “Hai visto mai che finalmente qualcuno mi possa considerare per quello che in realtà sono e non solo per quello che appaio?” mentre a lui chiese: “Ma tu come ti guadagni da vivere?” lui le mostrò le sue grandi mani e rispose: “Con queste. Faccio dei per chi ne ha bisogno in cambio di cibo e magari di un posto dove potermi riparare per la notte.” “Ma che tipo di lavori?” chiese la principessa interessata. “Di tutto. Riparo, aggiusto, costruisco. Le mie mani sanno fare di tutto.” disse lui, per la prima volta con una punta d’orgoglio. E lei: “Che bel talento! È bello saper fare di tutto” e lo disse sincera sorridendo. Ma lui che non era abituato ai complimenti o forse non aveva mai trovato nessuno che l’apprezzasse come meritava, le disse: “Mi stai prendendo in giro? Io sono solo un semplice tuttofare. Tu sei una principessa, chissà quante cose belle e importanti sai e sai fare!” “Sì, ma nessuna che sia veramente utile agli altri. Almeno credo.”

La Principessa in quel momento capì che quello che voleva veramente era essere utile, fare qualcosa di utile. Per lui che il destino aveva mandato lì per farglielo comprendere e per tutti gli altri. Si sentì grata e piena d’amore e per la prima volta nella sua vita scoprì la tenerezza, un sentimento che di solito le donne provano solo con i loro figli e per i bambini in genere.

Guardò quell’uomo in piedi sotto alla torre e pensò che seppur spettinato e vestito un po’ dimesso non aveva mai visto niente di più bello, perché era grande e forte come le sue mani, perché si era interessato veramente alla sua storia, a lei come persona (o forse perché era stata lei a farlo e perciò credeva fosse reciproco) e soprattutto perché sorrideva poco, ma quando lo faceva a lei sembrava di aver ottenuto tutto quello che voleva dalla vita e cioè farlo sorridere.

Sentì di aver trovato il suo Principe, colui che sarebbe stato in grado di liberarla dalla torre d’avorio di cui era prigioniera e di fare qualcosa di buono per il regno assieme a lei. Doveva solo credere in se stesso e nel suo valore. Come lei in questo momento stava credendo in lui.

Ma per pudore di tutti questi sentimenti che stavano nascendo in lei, a lui disse solamente: “Forse un giorno le tue meravigliose mani potranno fare qualcosa anche per me… per il momento tienimi solo compagnia”. E parlarono, parlarono… si raccontarono, sorrisero l’uno dell’altro, si conobbero.

Andarono avanti così per giorni, settimane, mesi, lui appostato sotto e lei affacciata.

Finché un giorno, un abile scrittore che passava da quelle parti venne a sapere di loro  e decise di dare una svolta decisiva alla storia. O almeno d’inventarla.

prese spunto dalla loro storia per scrivere Giulietta e Romeo, ma siccome i due divennero solidali l’un l’altro invece di ammazzarsi a vicenda come fanno la maggior parte delle coppie di questo mondo e senza la tragedia, si sa, la storia non fa audience… non rimane nella Storia; il celebre drammaturgo rivisitò la vicenda a suo piacere, rendendola immortale come il suo più famoso, disperato e al tempo stesso ineluttabile verso: “Oh Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?”  ; )

 

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