LA CHIESA DI SANT’AGOSTINO: UN ANTICO SCRIGNO PIENO DI SORPRESE

chiesa santagostino Rimini

LA CHIESA DI SANT’AGOSTINO: UN ANTICO SCRIGNO PIENO DI SORPRESE

 

 

Svetta imponente verso il cielo nel centro storico di Rimini l’antica chiesa di sant’Agostino. Posta tra le vie Sigismondo e Cairoli dove ha l’ingresso principale, la chiesa in questione è una delle più antiche della città e, dopo il Tempio Malatestiano, una delle più importanti per le testimonianze storiche e artistiche che racchiude.

Di questa chiesa si ha una prima menzione già nel 1069, successivamente nel 1247 vi subentrò l’ordine degli Eremitani di sant’Agostino. Nel 1600 e 1700 subì diverse varianti e fu cattedrale dal 1798 al 1809. Nel 1965 la navata dell’edificio e le sue decorazioni furono compromesse da un rovinoso incendio in cui andò distrutta la monumentale tribuna dell’organo opera dello scultore Antonio Trentanove.

Il bellissimo campanile in stile gotico (lo si può riconoscere dagli archi a sesto acuto) di 55 metri eretto verso la fine del Duecento, assieme all’abside della chiesa, rappresenta la parte più antica del sacro edificio.

Nell’abside, all’interno possiamo ammirare un ciclo di affreschi del Trecento, eseguiti presumibilmente tra il 1345 e il 1350 che sono l’unica testimonianza rimasta della scuola riminese del Trecento, i cui massimi esponenti furono Giovanni da Rimini, Pietro da Rimini, Neri da Rimini, Giuliano da Rimini,  Francesco da Rimini e Giovanni Baronzio. Questi affreschi vennero casualmente alla luce in seguito al terremoto del 1916 e furono restaurati nel 1954.

Ma più che la storia in sé di questa imponente e fascinosa chiesa (l’esterno è di una bellezza austera da lasciare impressionati) quello che mi preme raccontare sono le curiose testimonianze di alto valore storico artistico che nel corso dei secoli sono state ritrovate al suo interno.

 

La più antica testimonianza dipinta degli occhiali

 

In uno degli affreschi del Trecento, credo di aver capito quello della parete di destra che, come dall’altra parte, rappresenta scene della vita e apoteosi di san Giovanni Evangelista, ha tra le figure dipinte un personaggio con gli occhiali.

Inventati in Italia verso la fine del Duecento, la più antica testimonianza dipinta degli occhiali sino ad allora era stata rilevata nel ritratto del cardinale Ugo di Provenza dipinto nel1352 nel capitolo di san Nicolò in Treviso.

A malapena visibili, gli occhiali della figura riminese, parrebbero addirittura con le stanghette laterali, mentre di norma a quei tempi le lenti venivano appoggiate sul naso ed eventualmente, per sopperire alle continue cadute, legati con un laccio dietro alla nuca o cuciti ad un copricapo. Un altro primato tutto riminese?

 

I corpi ritrovati e poi perduti di Paolo e Francesca

 

Come ho già accennato in un mio precedente scritto sul tema, all’interno di questa chiesa, trecento anni dopo l’accadimento dei tragici fatti, furono rinvenuti i resti dei sventurati amanti resi celebri da Dante. Nel 1581 il sacerdote Giovanni Andrea Corsucci da Sassocorvaro che fu parroco in una chiesa del riminese, nel suo libro sul vermicello della seta, scrisse: “Non sono molti giorni, che nella chiesa di S. Agostino di Rimino furono trovati in un’arca di marmo Paolo Malatesta e Francesca già figliuola di Guido da Polenta Signor di Ravenna, i quali furono ammazzati da Lanciotto figliuolo di Malatesta Signor di Rimino, fratello di detto Paolo, ambiduo con un colpo di pugnale miseramente uccisi… Le vesti de’ quali erano di seta, e per tanti e tant’anni state in detta arca, apparivano belle e come nuove…

Purtroppo non ci è dato sapere dove finirono quei corpi e la stessa arca che fino a quei tempi era stata la loro tomba. A quanto pare le sontuose vesti furono più fortunate e longeve dei loro possessori.

 

Qualche altro accenno degno di nota

 

All’interno di questa chiesa si trovano: nel primo altare di destra, un crocifisso in legno e stucco del Trecento che fino al 1798 era nell’antica cattedrale e che pare fosse reputato miracoloso dal popolo; la tomba con epigrafe dell’eminente studioso Giovanni Bianchi meglio noto come Jano Planco, medico, naturalista, cultore di antichità, fu una delle più prestigiose figure del Settecento riminese; un monumento in ricordo del Beato Alberto Marvelli; un dipinto di Gian Battista Costa datato 1724.

Sempre all’interno di questa importante chiesa che si è rivelata uno scrigno pieno di tesori, il 20 gennaio del 1498 avvenne la congiura degli Adimari contro l’inviso Pandolfo IV Malatesti detto Pandolfaccio, l’ultimo Signore di Rimini appartenente alla casata.

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