Infiniti girotondi e partite di briscola taroccate con il nonno Nello

nonno nello

Il 3 febbraio, sabato sera, mio nonno materno Nello, si è spento. Mi manca già tantissimo e questa lettera che ho scritto per lui, il giorno dopo la sua morte, verrà letta al funerale. Ecco l’ultimo saluto al mio nonnino.

04/02/2018

Caro nonno,

sono passate sedici ore da quando il sonno ti ha portato via e già mi manchi. Le , i concetti che la scrittura permette di scrivere sembrano troppo banali per poter esprimere ciò che veramente ho nella testa e nel .

Ieri pomeriggio, vedendoti così, un corpo tremolante col respiro in affanno, le palpebre cadenti ed il costato sporgente, mi ha stordito. Non so se tu fossi ancora lì dentro, se tu mi abbia sentito mentre continuavo a ripeterti “Ciao nonno”, se tu sia riuscito a cogliere anche solo per un secondo l’immagine di me che si piegava sul tuo corpo mentre ti accarezzavo la fronte. Io voglio pensare di sì, perché quando ti ho ricordato che domani, ossia oggi, sarebbe stato il compleanno della nonna, tu mi hai fatto un cenno con la testa. Magari è stata solo un’illusione, una coincidenza a cui io voglio credere con tutta la che ho in me. A costo di scansare di lato tutta la razionalità che ho in corpo, voglio pensare che la tua mente fosse ancora lucida ed attiva e che tu vedessi e sentissi tutto.

Il mio nonno Nello. Ricordo quando ero una bambina grassottella e pesante, mentre tu eri già magro ed un po’ debole. Io ti prendevo per le mani, grandi e raffinate, e con le braccia mi facevi girare seguendo il ritmo di un giro girotondo un po’ goffo. La mi ripeteva di lasciarti stare, ma al “tutti giù per terra” io ti strattonavo giù e tu ti piegavi sul pavimento con me, nonostante probabilmente avessi già male alle ginocchia.

Quando ti venivo a trovare, mi sedevo al tavolo ed esordivo con “Nonno, giochiamo a ?”. Tu ti alzavi e lento come una tartaruga, mi raggiungevi strisciando le pantofole per terra. Puntualmente, io vincevo quasi tutte le partite. Non è molto bravo il nonno a giocare, pensavo io, troppo sciocca per capire che quelle partite me le facevi vincere tutte.

Due anni fa, quando la tua è incominciata a peggiorare ma eri ancora indipendente nel muoverti, ero in spiaggia a lavorare. Tu e la mamma mi avete fatto una sorpresa e dopo una breve visita alla clinica privata di fianco alla spiaggia in cui lavoravo, siete venuti a trovarmi. Hai respirato l’aria di mare che ti soffiava delicatamente in faccia, e mi si è stretto il cuore in una dolce morsa quando ti ho visto lì. “Nonno!” ho gridato io, come se fossi ancora una bambina di cinque anni, mentre invece ne avevo venti. Un bambino che era con me ti ha chiamato anche lui “nonno”, e vi siete abbracciati senza esservi mai neanche visti prima di allora.

Mi fisso su questi ricordi e su tanti altri pur di cancellare le immagini degli scossoni che ti disturbavano negli ultimi giorni. Ho pregato tanto Dio perché ti liberasse da quella prigionia, non volevo che tu rimanessi con sveglia in un corpo morto. Evidentemente Dio mi ha ascoltato, forse era la tua stessa preghiera ed ha ascoltato te più che me. Ti ringrazio di aver aspettato di vedermi, perché ti sei spento esattamente tre ore dopo la mia visita. La bambina che è in me vuole credere che tu avessi calcolato tutto, ma magari mi sbaglio.

In ogni caso, bon voyage nonno. Tira fuori le carte, appena ti raggiungo facciamo un mega torneo di briscola. Magari non truccherai più il in modo da farmela avere sempre vinta.

Ti voglio bene

Giada

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