Curvy non vuol dire obesità. Quando business e perbenismo vanno a braccetto.

modelNegli ultimi anni il trend ha spopolato sia nella cultura popolare che nel mondo della moda. A partire dalle curve dirompenti di Kim Kardashian fino alle bellissime e richiestissime modelle taglia 46 e , la morbidezza del corpo femminile sta tornando alla ribalta. Questa tendenza non è nuova. Fino all’Ottocento, l’essere in carne era considerato simbolo di bellezza, fertilità e buona . Basti notare le sinuosità dei corpi delle donne dipinte da Rubens o Monet. Ma guardando anche ai tempi più recenti, la stessa indossava una taglia 46. Famosa anche la frase di “Mi piace molto di più mangiare pasta e bere vino che essere una taglia 0”.

Tuttavia, il culto della morbidezza del corpo femminile è ben lontano dall’incitamento verso la lascività e la mancata cura della propria salute. Prendiamo per esempio una delle modelle curvy più pagate al mondo, . La trentaduenne americana è altra 156 cm e pesa ben 100 kili, indossando una taglia 54. Ora, è ben noto che ultimamente il mondo del fashion ami provocare lo spettatore utilizzando modelli che si discostano dai canoni classici di bellezza. Basti pensare alla modella africana albina Diandra Forrest o alla modella con sindrome di down . Non c’è nulla di sbagliato nel promuovere le diversità. Che poi anche questo aspetto stia diventato una strategia commerciale è un altro discorso. Tuttavia, nel caso di Tess ci si trova di fronte a ben altre problematiche.

Se si digita la parola “curvy” sul sito Urbandictionary, la definizione che ne consegue è: “Despite popular belief, curvy does NOT mean fat. Curvy is an hour-glass figure; large breasts, hips, and butt with a comparatively small waist” (Nonostante la credenza commune, curvy NON significa grasso. Curvy si riferisce ad una figura a clessidra con seno, fianchi e sedere larghi in proporzione ad una vita stretta). Ora, facendo una breve ricerca su internet, si scopre facilmente che, considerando il suo peso e la sua altezza, Tess ha una massa corporea che si aggira attorno a 41, indicando uno stato di obesità grave. Eppure, perché dopo anni di accanimento contro il sistema della moda che imponeva modelli di bellezza che sfioravano l’, non troviamo la stessa critica nei confronti di questi canoni?

Attenzione, qui non si parla di diversità, come nei casi citati precedentemente, né di morbidezza del corpo femminile, ma di vera e propria obesità. Un conto è mantenere uno stile di vita sano ed essere comunque una taglia 46, 48 o 50. D’altronde perché rinunciare ai piaceri della vita per entrare in una taglia 40? Mi sembra più che lecito godersi una cena o un aperitivo se, in ogni caso, si cerca di mantenere uno stile di vita equilibrato. Non tutte hanno la fortuna di mangiare quello che vogliono senza mettere su qualche chilo di troppo. Inoltre, c’è chi è propenso ad avere un certo tipo di fisicità, e nonostante gli sforzi non riesce a perdere peso. Ma nel caso di Tess stiamo parlando di obesità grave che comporta gravi problemi di salute.curvy model

Promuovere questo tipo di corporeità è come promuovere l’anoressia. In questo modo, ragazze e donne che si trovano in una situazione di evidente sovrappeso, potrebbero sentirsi in dovere di non curarsi della propria salute. D’altronde, se c’è un “canone di bellezza” che le rispecchia, perché addentrarsi nello sforzo di adottare uno stile di vita sano? E non sto parlando di chi, per problemi gravi come l’ipotiroidismo non riesce proprio a perdere peso, ma di chi trova una giustificazione nei media per non farlo.

Una mia compagna di corso americana, a proposito di questo discorso, mi disse: “Questo è il modo di fare dell’America. Se facciamo qualcosa di sbagliato lasciamo credere al mondo intero che sia la cosa giusta da fare”. Non a caso, questo tipo di moda è stata lanciata prima negli Stati Uniti, dove il 38% degli adulti soffre di obesità, e poi in Inghilterra, dove l’indice raggiunge il 16%. Non ci troviamo forse di fronte ad una grande ipocrisia? Perché accanirsi contro le modelle anoressiche per avere una influenza negativa verso i giovani e non fare lo stesso verso quelle obese? Forse perché nella mentalità perbenistica e benpensante della società odierna si sarebbe accusati di discriminazione? Eppure gli effetti di un grave sovrappeso sono equamente pericolosi a quelli di un grave sottopeso.

Ci tengo a sottolineare che questo articolo non vuole essere un’accusa né nei confronti delle , né di chi è fiero della propria fisicità e vuole mostrarla. Vorrei, invece puntare il dito contro un tipo di business che usa la diversità come piattaforma di lancio per il guadagno, promuovendo standard pericolosi e poco salutari. Ma vorrei anche evidenziare come, oramai, la libertà di parola sia limitata da un falso moralismo che non permette più di esprimere una critica verso ciò che siamo costretti a considerare come parte integrante della nostra cultura. Pena: passare per , razzisti e discriminatori.

 

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