Cosa significa la vita da studente fuori sede

duomo di milano
Molti saranno stati studenti universitari fuori sede, ad altri capiterà di trovarsi in questa condizione in un futuro prossimo. Altri ancora, invece, lo sono in questo preciso istante e tra questi ci sono io. Studentessa fuori sede da quattro anni ormai, sono tante le cose che ho imparato, altre invece che mi ostino a non voler comprendere. Infine, ci sono tanti altri che probabilmente verranno col tempo. Ma cosa vuol dire essere uno studente fuori sede? Cosa comporta?
Inizialmente, ciò che ti porti maggiormente dietro sono i saggi consigli dei tuoi genitori. Un pensiero che mi ha perseguitato quasi come un mantra, una filosofia di vita, è stato quello di ‘chiudere il gas  prima di andare a letto. Nel primo appartamento in cui sono andata a devo ammettere che la cucina era precaria e mia madre non ha esitato a cogliere questo particolare. “Mi raccomando, chiudi sempre il gas prima di andare a dormire. Non vorrai mica una fuga di gas, vero?”. Queste mi sono risuonate in testa ogni giorno finché ‘chiudere il gas’ non è diventato un mantra, il mio motto di vita. Se per caso mi dimenticavo di compiere quest’azione, era come se il Grande Fratello mi guardasse. Mia madre mi telefonava prima di andare a dormire. “Hai chiuso il gas?” “Sì sì mamma” mentivo io e correvo a fare ciò che in realtà mi ero scordata di portare a termine. Ancora oggi sono tormentata dal ‘chiudere il gas’.
cibo milano
Però poi senti la mancanza dei tuoi genitori in ogni cosa che fai. La mamma mi manca quando torno a casa e devo stendere i panni appena lavati, vorrei sentire mio padre a tavola mentre fa i suoi commenti di politica di cui io non capisco un accidenti. Mi sento una super woman quando mi ritrovo a cucinare la cena, spazzare per terra e preparare il bucato nello stesso istante, ma poi mi ricordo che in effetti mia madre lo fa tutti i giorni e di certo non si lamenta.
Mi rimbombano nelle orecchie gli avvertimenti di mia nonna Rosanna. “Stai attenta a girare da sola per Milano”, “E’ una giungla”, od ancora meglio: “Io prego per te tutte le sere perché tu sia sana e salva a Milano”. Inizialmente pensavo che mia nonna fosse esagerata, una donna ansiosa abituata alla troppa tranquillità di di Romagna. Eppure, mi ritrovo a tornare da lezione alle 17.30 del pomeriggio con lo spray al peperoncino a portata di mano, pronta a tirarlo fuori stile ninja ed affrontare qualsiasi malvivente voglia rubarmi quei 20 euro che custodisco come un tesoro nel portafoglio.
Non fatemi neanche iniziare con la questione dei soldi. Non mi sono mai considerata tirchia nella mia vita, anzi, forse in certi periodi sono stata anche un po’ troppo spendacciona. In ogni modo, mi ritrovo ad essere avara, attenta a poter risparmiare ogni centesimo. Vado a fare la spesa e mi vergogno un po’ di dirlo, ma controllo ogni singolo pacchetto di petto di pollo per scegliere quello con cui posso risparmiare maggiormente. Magari ne ho in mano uno che costa 3,45 euro. “Ah no, quello costa 2,41 euro” penso soddisfatta quando, dopo aver rovistato tra tutti i prodotti disponibili, trovo quello che fa per me.
Tuttavia, essere studentessa universitaria vuol dire anche essere inesperta nell’attività di fare la spesa. E così un giorno di maggio, spinta dalla gola, mi ritrovo a spendere 60 e passa euro all’Outlet dei Dolci in via . Non sono mai stata così soddisfatta di aver speso così tanti soldi per biscotti, cioccolatini, torte e quant’altro. Attendo la punizione divina per aver ceduto al peccato di gola, ma nel frattempo rimane la miglior trasgressione della mia vita.
Sono anche diventata una maniaca delle coincidenze dei mezzi pubblici. Calcolo al secondo quale sia la combinazione migliore tra metro, tram ed autobus ed in maniera ossessiva mi impongo di uscire di casa alle 10.27 e 34 secondi in modo di beccare alla perfezione il treno della linea verde che mi porta in università. Qualche volta mi capita di arrivare affannata per via di qualche corsa, ma in realtà 9 volte su 10 arrivo sulla banchina per poi mettere piede sulla metro esattamente un minuto dopo.
milano
Essere studentessa universitaria fuori sede vuol dire tante cose. Piangere quando la giravolta della frittata non riesce bene; parlare ad alta voce e da sola durante i lunghi periodi di reclusione noti come ‘sessione di esami’; trovare più economici per concedersi una serata fuori ma poi rendersi conto che sono dei bugigattoli. Finalmente, uno studente impara a vivere dal momento in cui deve stirare tornato a casa da sei ore di lezione ma invece l’unica cosa che riesce a fare è causare enormi bruciature sulle lenzuola spiegazzate. I soldi acquistano un valore enorme (esclusi i dolci, quelli saranno sempre inestimabili dal punto di vista monetario) e l’ambizione di trovare un lavoretto decente preme per trovare una soddisfazione anche nella vita reale, per sentirsi realizzati mentre ancora si studia. Quella dello studente universitario fuori sede è una fase di transizione in cui si è grandi perché si sta a casa da soli sempre ed a meno che non si voglia deperire di fame e nella sporcizia bisogna fare tutto il necessario per mantenersi, ma si è ancora perché forse il cordone ombelicale non è ancora stato tagliato del tutto dalla famiglia. Essere studenti è essere adulti ma ancora un po’ bambini, in attesa di avere abbastanza forza nelle ali per poter spiccare il volo una volte per tutte.
milano 2

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.